So-stare.

Ecco cosa mi ha insegnato il momento storico che stiamo vivendo, questa fase che ci ha obbligati a fermarci e ci ha precluso (e chissà per quanti mesi ancora lo farà) i viaggi, parte fondamentale della mia vita.

Ho sempre avuto un biglietto aereo “in tasca”, chi mi conosce lo sa bene e una delle prime domande incontrandomi è sempre stata: “Allora, prossimo viaggio, dove vai?”

Ho sempre pensato che si è più felici con (almeno) un volo in programma. Perché l’idea del viaggio imminente mi dava euforia, mi faceva buttar giù i bocconi amari, mi faceva pensare che mi sarei presto calata in una nuova, sconosciuta – e per questo entusiasmante – dimensione.

E appena rientravo da ogni viaggio – ma spesso anche durante – pensavo già a quello successivo.

Mi faceva star bene pensare che ce ne sarebbe stato un altro. Che il mio desiderio di scoperta, di conoscenza, di mettermi alla prova in una realtà nuova e differente, si sarebbe nuovamente realizzato.

E poi questo periodo di blocco totale. In cui pare davvero di essere entrati in una realtà parallela. Inizialmente sembrava quasi impossibile, viaggi annullati, voli cancellati. Niente più pianificazioni, itinerari da studiare, ricerche, biglietti aerei che mi aspettano. Niente spostamenti. Mesi senza vedere il mare, senza sentirne il profumo.

Sostare.
Prima non mi ero mai soffermata su questa parola, che in realtà ne contiene due. Sostare, fermarsi. So-stare, riesco a stare. Questo mi ha donato questo assurdo periodo.

So-stare.
Ecco, adesso posso dire che ne sono capace.

Certo che non vedo l’ora di viaggiare, conoscere e fare nuove esperienze. Sarò sempre impaziente, felice ed entusiasta di fronte ad un nuovo viaggio.

Ma posso stare ferma e continuare a sentirmi bene. Riuscire a sentirmi comoda anche in un questa (fisicamente) immobile situazione. So-stare.

Tutto ciò non mi è arrivato per caso. Ho letto davvero tanto in questo periodo. Finalmente mi sono di nuovo concessa il tempo di leggere quanto voglio.

Ho scritto e riflettuto, molto. E mi sono interrogata, moltissimo. Sono andata a fondo su questioni scomode, che rimanevano sospese da anni. Non è stato semplice. E neanche facile.

Non è tutto risolto – magari lo fosse – perché non tutto dipende da me. Ma dipende da me il modo di guardare le cose.

Spesso non possiamo cambiare ciò che succede, ma siamo noi a scegliere come affrontare ciò che ci accade.

Siamo noi a decidere con quale filtro, con quali occhi, con quale prospettiva e con quale umore guardare e affrontare la vita.

Ed è su questo che possiamo – e dobbiamo – lavorare, costantemente.

Perché non è una banalità: il vero viaggio è quello interiore. Il viaggio dentro noi stessi, che ci può elevare più di qualsiasi aereo.

E io so che, in ogni caso, sarò sempre in movimento.

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